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Genova – La stessa opera, che secondo chi indaga era falsa, aveva acquistato 4 milioni di euro di valore solo grazie al prestigio di aver aggiunto al pedigree internazionale la mostra di Genova. È bastato inserire nel catalogo di Palazzo Ducale il “Nudo disteso (Ritratto di Celine Howard)”, perché l’opera, «in vendita a 28 milioni di euro, fosse proposta a vari mercanti d’arte a 32 milioni di euro». A sostenerlo è Marc Restellini, uno dei massimi esperti di Modigliani che in questa storia si è schierato dalla parte di Carlo Pepi, il collezionista toscano che per primo ha denunciato come false molte delle tele esposte fino a pochi giorni fa a Genova. Le dichiarazioni sono state confermate al quotidiano Le Monde.

In questa vicenda Restellini è direttamente coinvolto: da 20 anni sta lavorando a un “catalogo ragionato”, che potrebbe ridisegnare il confine tra vero e falso di quanto attribuito al genio livornese.«Farò distruggere tutto». Per capire cosa c’è in gioco, dunque, basta pensare a questo divario: da 32 milioni di euro a zero. Se la Procura infatti riuscisse a provare l’esistenza d’una truffa internazionale, potrebbe disporre la distruzione immediata delle contraffazioni. Una promessa che Restellini, già sentito dai carabinieri del nucleo patrimonio culturale, ha recapitato a chi negli ultimi anni ha fornito expertise su molti dei quadri contestati. Ovvero Christian Parisot, presidente dell’Archivio Modigliani (arrestato nel 2013 proprio per una vicenda di presunti falsi Modì), che Restellini aveva denunciato per una vicenda simile alcuni anni fa: «Farò distruggere tutti i falsi. È un dovere morale. Ci tengo a sottolineare che è una menzogna che io abbia perso una causa contro Parisot per diffamazione: ho avuto ragione io…».

«Esami senza validità»

L’ipotesi del procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e del sostituto Michele Stagno è che la mostra di Genova sia stata utilizzata consapevolmente come un palcoscenico da un gruppo di persone per avallare quadri di dubbia provenienza. Chi sapeva, se così fosse? Per ora sono indagati il collezionista Joseph Guttmann, magnate americano proprietario di svariati dipinti sotto sequestro (assistito da Massimo Boggio), l’organizzatore della mostra Massimo Vitta Zelman e il curatore Rudy Chiappini. «A Torino e a Genova è stato mostrato un “Ritratto di Soutine” completamente diverso da quello esposto a Milano da Marc Restellini – precisa in una nota l’omonimo Institut Restellini – a Torino hanno citato i cataloghi di Restellini, cambiando la figura a fianco, con la chiara intenzione di beffare il lettore e di legittimare questo falso. Nel catalogo di Genova, a pagina 105, si ripropone lo stesso errore, sostenendo che quella copia sia apparsa a Losanna e a Milano. Anche questo è falso».

C’è poi un particolare che il critico francese tiene a dire di persona ed è stato acquisito dagli inquirenti come un indizio importante: «I proprietari del “Ritratto di Soutine” esposto a Genova mi chiesero un expertise poco prima dell’esposizione, io dissi loro chiaramente che il quadro non era autentico: lo sapevano e lo hanno esposto lo stesso».

A complicare ulteriormente la vicenda si è aggiunta la controffensiva del pool di legali che assiste in proprietari dei quadri. Ieri l’avvocato veneto Cesare Dal Maso, specializzato in indagini sul mondo dell’arte, ha contestato la consulenza tecnica della Procura, che ha disposto il prelievo di pigmenti dalle opere sequestrate: «Se i quadri fossero veri, sarebbe un danno milionario. Senza contare che non essendo presenti consulenti di parte, l’esame non ha valore». Palazzo Ducale, difeso da Cesare Manzitti, ha chiesto di poter spostare i quadri sequestrati per effettuare lavori di ristrutturazione